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 I donatori di sangue, vivono meglio. Almeno dal punto di vista psicologico, dato che hanno una percezione di salute più alta rispetto alla media nazionale della popolazione sana. Questo il risultato che emerge dai dati emersi dallo studio di ricerca «Percezione individuale dello stato di salute dei donatori di sangue», condotto da Massimo Franchini, direttore della struttura complessa di immunoematologia e trasfusionale dell’azienda ospedaliera di Parma, da Maurizio Vescovi, medico di medicina generale e presidente Snamid (società scientifica medicina generale) e dalla psicologa clinica Marisa Mengarelli, grazie alla collaborazione di Adas e Avis.

I donatori stanno meglio

L’intero studio, inoltre, è stato recentemente pubblicato sulla rivista internazionale di primo livello «Blood trasfusion», terza rivista europea del settore. «Abbiamo voluto analizzare la qualità della vita dei donatori - spiega Franchini - analizzando la loro percezione di salute». «Un’idea nata 10 anni fa, ma sviluppata solo ora più approfonditamente - aggiunge Vescovi -. Avevamo visto, infatti, che i donatori, dopo aver effettuato il prelievo, stavano meglio anziché registrare qualche piccolo effetto collaterale. Una risposta curiosa, data soprattutto dal piano psicologico, che incide fortemente sulla salute».
Il sondaggio
Così, grazie alla collaborazione delle associazioni che raggruppano i donatori, ad un campione di 300 persone, equamente divisi tra uomini e donne, è stato dato un questionario da compilare, per analizzare come percepiscono il loro stato di salute. E i risultati sono stati importanti: «Hanno partecipato al questionario i volontari che erano d’accordo - spiega Mengarelli -. L’età media è stata quella di 41 anni. Dai risultati ottenuti si può notare che la percezione globale di salute non si differenzi molto tra maschio e femmina (quando invece, fuori dal contesto dei donatori, la percezione di salute della donna è inferiore a quella dell’uomo, nonostante siano gli uomini ad ammalarsi più spesso, ndr). Ma la percezione di salute risulta molto più alta rispetto a quella percepita dalla popolazione regionale: 54% di donatori dice di stare bene fisicamente, mentre tra la popolazione sana regionale il valore si abbassa al 49%. La percezione cambia invece in relazione ai titoli di studio: il 52% di coloro che hanno un titolo di studio inferiore percepisce buona la propria salute, mentre chi possiede un titolo superiore raggiunge quota 54%».
Il fattore peso
«Importante è valutare anche il fattore peso - continua Mengarelli -: tra le persone normopeso, il 56% dei donatori dice di stare bene, contro il 52% della popolazione nazionale. Stessa situazione per i sovrappeso (35% contro 34%), mentre la percezione di salute cala tra gli obesi, che raggiunge quota 7% contro il 9% della popolazione italiana. Il consiglio che diamo alle associazioni che si occupano di donazioni, dunque, è quello di promuovere programmi sul controllo del peso, dato che incide fortemente sulla propria percezione di salute». 

Fonte: Gazzetta di Parma